L’ingresso nell’Euro ha tolto ogni illusione sulla possibilità di tenuta del vecchio modello di sviluppo: quella a cui assistiamo oggi è una specie di crisi di astinenza dalla droga dei bilanci in deficit e delle svalutazioni competitive. Il rischio del declino italiano è oggi, più che mai, però, anche un capitolo del rischio del declino europeo. I mali italiani sono in buona misura un’accentuazione dei mali europei: carichi fiscali eccessivi, welfare ingiustificabilmente e insostenibilmente generosi, mercati del lavoro ancora pieni di rigidità o ossificazioni, mercati dei prodotti e dei servizi che ancora garantiscono rendite al riparo della concorrenza. Occorre una rivoluzione riformatrice che attraversi l’Europa e la scuota dal torpore e dall’assuefazione…chissà che l’apertura ai Paesi dell’est della Comunità europea e, nel contempo, del mercato ai nuovi Paesi emergenti come Cina e India, non possa funzionare da detonatore di questo nuovo processo! |
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