Secondo Franceschini già nel 1973 i vertici del PCI avevano scoperto che la lotta armata dei brigatisti era cominciata sul serio e cercarono di correre ai ripari. Nel gennaio ’74 Alberto Malagugini, responsabile del partito per i problemi dello Stato (ministro dell’interno ombra) invitava lo stesso Franceschini e altri brigatisti a costituirsi a un magistrato amico che avrebbe evitato loro il carcere, purchè la lotta armata cessasse immediatamente. Continua Franceschini nel suo libro intervista: nell’estate del ’73 il magistrato “amico”, Ciro De Vincenzo, giudice istruttore presso il tribunale di Milano, aveva invitato Curcio e Franceschini, entrambi latitanti, a trascorrere con lui le vacanze in barca nell’Italia meridionale per sapere “come erano andate le cose” nella morte di Feltrinelli. I due brigatisti non accettarono e l’anno dopo Franceschini rifiutò l’offerta di Malagugini di consegnarsi a De Vincenzo. Aderirono invece alcuni brigatisti della prima ora: la figlia stessa di Malagugini, Silvia, suo marito Duccio Berio, figlio di un medico milanese e compagno di Curcio all’università di Trento, e altri. “Loro accettarono l’offerta”, racconta Franceschini, “si consegnarono a De Vincenzo”, sistemarono la loro partita e poi se ne andarono a Parigi senza alcuna pendenza”. Secondo il brigatista, il generale Dalla Chiesa, avrebbe sospettato di De Vincenzo. Il magistrato in effetti fu messo sotto inchiesta dalla magistratura di Torino, ma il 26 marzo 1976 venne prosciolto in istruttoria. Analogo esito ebbe un procedimento disciplinare conclusosi il 10 marzo 1979 con “sentenza di non farsi luogo a dibattimento” emessa dal Consiglio Superiore della Magistratura. Il 10 dicembre dello stesso anno il giudice usciva dall’ordine giudiziario. |
|
|