Non è stato facile consolidare la fragile democrazia repubblicana nata dalla Resistenza e difenderla dalle forti pressioni di un partito comunista che aveva come riferimento l’URSS di Stalin, la Rivoluzione d’ottobre, la dittatura del proletariato e che aveva al proprio interno e nel proprio dna forti tentazioni rivoluzionarie e insurrezionali. Tra le tante illusioni di cui si era nutrito il partito comunista italiano c’era anche quella di poter riscrivere la storia facendone uno strumento utile alla propria affermazione politica. Così per tanto tempo la guerra di Liberazione contro il nazifascismo è stata presentata come un patrimonio quasi esclusivo di questo partito, mentre in realtà combatterono e morirono tanti uomini di diversa estrazione politica, tra i quali numerosi cattolici. Allo stesso modo il PCI ha tentato di negare l’esistenza di una pagina importante e tragica della nostra storia, quella delle violenze del dopoguerra. Per tanto tempo, per troppo tempo le migliaia di morti e lo stillicidio di violenze commesse tra il 1945 e il 1946 da ex partigiani comunisti nei tristemente famosi “triangoli della morte” emiliano -romagnoli per il Pci semplicemente non esistevano. Migliaia di persone, dopo essere state sottratte alla vita sono state anche sottratte alla memoria. Nella gran maggioranza dei casi, queste persone ebbero l’unico torto di rappresentare agli occhi degli estremisti, che li uccisero, la figura vera o presunta dell’avversario politico o del “nemico di classe”. Vi furono sacerdoti e democristiani a pagare con la vita la propria opposizione alla violenza. Ma quelle pagine sono indelebilmente impresse nel libro della storia e negli occhi, nelle menti e nelle coscienze di testimoni e parenti: non si possono cancellare! Dopo oltre mezzo secolo di silenzio qualcuno ricorda, qualcuno ha parlato, qualcuno scrive. Anche all’interno del Pci emergono confessioni e testimonianze che rilevano responsabilità anche del partito e d’alcuni suoi dirigenti di quel tempo. Non è più tempo di processi o di ricercare i colpevoli. E’ il tempo di operare per la verità storica e politica. E’ tempo di dare memoria, riconoscenza e rispetto a coloro che caddero innocenti. E’ tempo di tributare rispetto a quelle famiglie che ancora non hanno pacificato la ricerca di un padre, di una madre, di figli, un giorno scomparsi e mai più ritrovati. |
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