La mia concezione dello Stato è la concezione liberale, la concezione del cattolicesimo liberale. Penso che lo Stato debba essere una associazione tra cittadini che decidono di mettersi insieme per stipulare un contratto, lo Stato appunto, a cui demandano come dovere fondamentale quello di difenderli, di proteggerne la vita, l’integrità fisica, i loro beni, di garantire a tutti l’esercizio dei propri diritti inalienabili: il diritto alla libertà in tutte le sue dimensioni, il diritto di proprietà, il diritto alla privacy e alla inviolabilità del proprio domicilio, il diritto ad avere dei giudici imparziali. Questa è la grande differenza tra noi e chi con la loro concezione dello Stato partito, dello Stato padrone, dello Stato autoritario, dello Stato cosiddetto etico, pensano che lo Stato venga prima dei cittadini e che sia esso stesso la fonte dei diritti dei cittadini. Secondo costoro, lo Stato, quando lo ritenga più conveniente per sé stesso, può ridurre questi diritti, limitarli o calpestarli. Quando si afferma che esiste una ragion di stato, che è di fatto l’utilità e la convenienza di chi ha il potere nello Stato, si giustifica il fatto che lo “Stato” può ignorare i diritti individuali. Non sono i cittadini al servizio dello Stato ma il contrario, di conseguenza coloro in cui lo Stato si impersona, impiegati, funzionari, forze dell’ordine, magistrati, ecc., non possono e non devono rivolgersi ai cittadini con arroganza, distacco o commiserazione perché i cittadini sono i datori di lavoro, sono lo Stato. L’occidente è la negazione del pensiero unico, è la culla della diversità e della tolleranza, della libertà dei singoli e dei popoli, degli stati liberali. |
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