La battaglia sulla scuola non è di tipo confessionale, ma un problema grave che riguarda tutti noi ed il futuro del nostro Paese. Le scuole cattoliche che si battono per la libertà delle famiglie di scegliere la scuola dei loro figli, difendono la libertà di tutti noi contro il monopolio statale, così come la scuola di Stato, al momento della sua introduzione, rappresentò un’alternativa di libertà nei confronti del predominio della scuola cattolica. Per questo anche chi non è cattolico, anche il laico più intransigente, dovrebbe plaudire chi chiede parità effettiva fra tutte le scuole, private (sia laiche che cattoliche) e statali. La scuola è il luogo in cui la classe dirigente di un Paese giustifica sé stessa e trasmette le proprie convinzioni alle generazioni seguenti. I manuali possono essere scritti bene, con garbo, senso della misura o scritti male, con astio e spregiudicata partigianeria ma non sono mai, in nessun Paese la VERITA’. Anche quando sono scritti da buoni storici hanno una evidente funzione pedagogica:aggiustano il passato alle esigenze del presente e adottano una prospettiva nazionale. In Italia il numero di ragazzi che si fermano alla scuola media o addirittura prima è molto più elevato rispetto alla media Ocse. Gli insegnanti sono in media uno ogni dieci studenti contro la media Ocse di uno ogni quindici. L’Italia risulta ventunesima nella preparazione scientifica dei suoi studenti e ventitreesima in quella di matematica, e perdiamo progressivamente competitività nei settori a più alto valore aggiunto delle aree scientifiche e tecnologiche: da questi settori gli Stati Uniti ricavano un quarto della loro ricchezza, mentre noi assistiamo a una continua perdita di punti rispeto al totale del prodotto interno lordo. Il numero dei laureati italiani è inferiore alla media europea: nell’ultimo decennio su dieci milioni di iscritti all’università, solo tre sono arrivati alla laurea. I finanziamenti per la ricerca sono sotto la media europea: uno dei risultati è la fuga dei cervelli. Negli altri paesi i canali professionali assorbono il 40 per cento degli studenti tra i 14 e i 18 anni, da noi solo il 5%. Che cos’è in concreto la parità scolastica?…la libertà per le famiglie di scegliere il percorso educativo per i loro figli, in sintonia con quanto accade nel resto d’Europa…in Russia , come in quasi tutti i paesi dell’est europeo, una legge del ’92 garantisce alle famiglie questa libertà di scelta e la finanzia. BUONO-SCUOLA: ogni alunno in età scolare riceve dallo Stato un buono di valore pari al costo medio di fatto sopportato dall’erario per l’istruzione pubblica che potrebbe essere speso presso qualsiasi scuola, pubblica o privata. (Oggi il finanziamento va direttamente alle scuole e non agli studenti). Ogni singola scuola deve essere gestita nel rispetto di un bilancio autentico, senza ulteriori finanziamenti dello Stato; sopravvivrebbe così l’unica distinzione rilevante in materia di scuole: quella fra scuole serie e scuole poco serie! Nel sistema del “ buono scuola”, le scuole che riescono a soddisfare meglio le esigenze degli scolari, conquistandosi una reputazione di serietà, vedrebbero le loro entrate accrescersi e sarebbero in condizioni di espandersi; le altre dovrebbero migliorare la qualità dell’insegnamento per non correre il rischio di restare senza studenti. Gli insegnanti più motivati e qualificati sarebbero molto più richiesti e vedrebbero i loro stipendi crescere a ricompensa della loro professionalità e del loro impegno; quelli meno solerti o qualificati avrebbero un incentivo ad impegnarsi di più, pena la loro esclusione dall’insegnamento. Alle scuole deve essere consentito, nel rispetto di standard minimi e non discriminatori predeterminati, di adeguare i loro programmi alle esigenze dei giovani ed a quella della vita e del nostro mondo in continua evoluzione. Un tale sistema garantisce la libertà di scelta a tutti, anche ai meno abbienti, senza aggravi di spesa per lo Stato e con vantaggi in termini di equità. La concorrenza tra le scuole, resa possibile dall’estensione della libertà di scelta a tutti, fornirebbe un incentivo ad una maggiore efficienza del sistema scolastico. Infine, la più ampia libertà di scelta e la concorrenzialità del “mercato dell’istruzione” costituirebbero adeguata garanzia contro i rischi dell’indottrinamento, tutelando la libertà e ponendo fine al quasi “monopolio pubblico” nel campo dell’istruzione, che è caratteristico di tutti i regimi totalitari. La viscerale opposizione delle sinistre alla riforma tutela l’assistenzialismo di Stato, di chi a parole critica lo statalismo ma poi rifiuta proposte alternative…di chi fino a dieci anni fa considerava la Germania comunista un modello da imitare. In Russia, come in quasi tutti i paesi dell’est europeo, una legge del ’92 garantisce alle famiglie libertà di scelta e la finanzia!…costruiamo una buona scuola, pubblica o privata è el tutto secondario. |
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