La inarrestabile catastrofe del comunismo risiedeva non solo nella sottomissione servile della cultura al partito ma anche nella superstizione dell’infallibilità dell’intuito politico delle masse lavoratrici (Walter Benjamin). Agli intellettuali italiani Togliatti offriva una straordinaria via di uscita dal fascismo verso il futuro: essere rivoluzionari continuando a pensare le stesse cose. Il risultato del delitto Gentile e dell’abilità trasformistica di Togliatti fu una vasta e capillare “trasmigrazione” di intellettuali dal fascismo al leninismo, dallo stato “etico” alla “dittatura del proletariato”, dalla militanza fascista a quella “organica” nel PCI. La confluenza nel PCI ebbe una dimensione di massa e un carattere quasi strutturale, tale cioè da trascendere a volte la stessa volontà dei singoli. Sia il fascismo che il comunismo si alimentavano del mito della rivoluzione contro il mondo borghese per una nuova civiltà e di un uomo nuovo. Prima del crollo del fascismo, vi era stata l’alleanza politico-militare tra Stalin e Hitler e, prima ancora, cioè nel giugno del ’36, vi era stato l’appello del Pci ai “fratelli in camicia nera” per realizzare una intesa politica finalizzata all’attuazione del manifesto fascista del 1919, considerato un “programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori”. Troppe erano le assonanze e i precedenti perché il “travasa” degli intellettuali italiani dal fascismo al comunismo non assumesse il carattere di un passaggio quasi naturale. Univa le due ideologie soprattutto l’avversione a lungo coltivata e motivata nei confronti dei ceti popolari, tanto d’origine socialista quanto cattolica e la convinzione che tutto un mondo era tramontato e che tra i suoi detriti erano rotolati il liberalismo da una parte, il socialismo dall’altra. Togliatti assegnò agli uomini di cultura un ruolo nobile e quasi missionario, pretendendo da loro una sottomissione pressoché totale e sovente lesiva della loro dignità. Gli intellettuali diventarono zelanti divulgatori e autorevoli sostenitori non solo dei suoi programmi politici ma anche delle sue “verità ideologiche”; Togliatti riuscì ad ottenere il loro “servile inquadramento”. |
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