La fine della Democrazia Cristiana Dopo aver vinto la guerra fredda per le sue idee, la DC del crepuscolo sentiva che stava perdendo la battaglia politica per i suoi peccati. Così finiva per credere che i peccati pesassero sulla bilancia politica più delle idee e poco alla volta si acconciava a mettere da parte molte delle sue buone opinioni in cambio della promessa del suo riscatto morale. Sull’altare di un’etica smarrita il partito sacrificava alcune delle fondamentali ragioni che avevano indotto gli elettori a votarla. Ragioni che avevano sempre avuto a che fare più con il suo ruolo che con la sua anima, più con il suo senso pratico che con la sua attitudine alla testimonianza. Rinunciava alla sua politica: affidava ai tecnici il risanamento dell’economia e dei conti pubblici; faceva girare a vuoto l’ingranaggio delle riforme istituzionali; scriveva sotto dettatura la nuova legge elettorale; si sottraeva alla onesta, dolorosa e approfondita confessione delle sue colpe, alla rivendicazione dei suoi meriti e alla faticosa ma decisiva distinzione tra le une e gli altri; abdicava al compito di rappresentare e guidare il suo tradizionale elettorato moderato; evocava con le sue omissioni quel vuoto che assai presto l’avrebbe inghiottita e dentro il quale altri soggetti avrebbero cominciato di lì a poco a gettare le loro prime radici. |
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